Rapporto I-Com: nuove priorità per la farmaceutica

Rapporto I-Com: nuove priorità per la farmaceutica

L’ammodernamento della governance della farmaceutica e dei dispositivi medici, tra le priorità indicate dal Ministero nell’ultima proposta di Patto per la salute, è da tempo richiesto dalla stessa industria ed è stato ribadito dall’I-Com (Istituto per la competitività) con la presentazione del rapporto “L’innovazione della vita. Ricerca, produzione e digitalizzazione nel settore farmaceutico per un modello italiano di successo”.

Il report enuclea criticità e opportunità del settore, individuando nella riforma della governance lo strumento per catalizzare gli investimenti in ricerca e innovazione e nella trasformazione digitale. 

Dall’analisi dei dati emerge uno scenario d’eccellenza, con il nostro paese capofila in Europa per il 2018 nella produzione di farmaci, per un valore sui 32 miliardi di euro, cresciuto di 8,8 miliardi tra 2009 e 2018 (+38%). Inoltre, l’Italia è il Paese europeo in cui l’industria farmaceutica più incide sul Pil: l’1,8% del totale nel 2018. Notevole il peso dell’export, che nel 2018 ha sfiorato i 26 miliardi, con una crescita del 125% tra 2009 e 2018, mentre nel primo quadrimestre di quest’anno si attestava già su 8,8 miliardi di euro. Immediati gli effetti sull’occupazione, cresciuta tra 2014 e 2018 dell’8,6% per un totale di 66.500 unità (+1,7% sul 2017). 

Lo scenario però potrebbe rapidamente mutare, avvisa I-Com, che allerta sui rischi di scindere le politiche sanitarie e farmaceutiche da quelle industriali.

Tra le linee guida esposte nel report quelle inerenti la nuova governance prevedono innanzitutto la definizione del finanziamento della spesa farmaceutica in un’ottica di medio- lungo periodo, il consolidamento dei due fondi per i farmaci innovativi e innovativi oncologici, in scadenza a fine anno e una revisione dei tetti di spesa, in particolare quello sull’ospedaliera.

I-Com mette in guardia su potenziali problematiche derivanti dall’equivalenza terapeutica “di classe” e dalla potenziale eliminazione della confidenzialità delle clausole di prezzo, oltre a insistere sull’importanza di R&S e digitalizzazione.

Se in Italia nel 2009-2018 gli investimenti in ricerca e sviluppo hanno visto un incremento del 35%, il dato assoluto resta basso rispetto ai principali Paesi Ue: 1,6 miliardi di euro nel 2018. Per essere fiscalmente attraente, al nostro paese servono interventi statali a monte, mentre alle imprese è richiesto di recuperare il gap nel digitale: il 33% delle farmaceutiche sono infatti ancora “digital beginner” e il 43% carenti nella governance dello sviluppo digitale.